METE DI CARTA, una canzone (scout) di Sergio Guttilla

“La nostra barca è affondata e mi ritrovai solo nel mare. Ho visto il sole tramontare e rimasi solo in acqua tutta la notte, aggrappato a un pezzo di legno. All’alba una barca di trafficanti mi passò accanto. Urlai, ma mi lasciarono lì a morire. Verso mezzogiorno vidi una nave con una bandiera sporca. Gli occhi mi bruciavano per il sale e il sole. Non avevo nemmeno la forza per urlare, ma mi sforzavo per guardare quella bandiera. Alla fine la riconobbi. Era una bandiera italiana. A vederla il mio cuore comincio ad urlare: gli italiani! Gli italiani! Sono salvo!” Questa testimonianza di un ragazzo nigeriano accolto in una parrocchia di Palermo qualche anno fa, face nascere in me l’idea di scrivere una canzone che parlasse di migrazioni. Chi vive l’esperienza scout, impara a ragionare da “migrante”: con la consapevolezza cioè che nessun posto, nessuna idea, nessuna consapevolezza è fissa. L’unica cosa sicura è il camminare, il mutare delle cose, attraverso fatica e condivisione, sudore e panorami immensi. Spero di aver consegnato, con questa mia canzone, l’idea che la migrazione non è solo un fenomeno della storia del mondo, ma una condizione della nostra storia personale. Per questo motivo non riesco a capire chi, guardando un fratello in viaggio, non riconosce sé stesso, e non lo ami. Ringrazio per questo progetto, il cantante, chitarrista e arrangiatore della canzone, Sinero, bravissimo interprete che ha reso la canzone ancora più carica di pathos.

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